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Intervista a Flavio &
Andrea del gruppo di Roma “Cose Perse” , 2 simpatiche persone che hanno
risposto in modo eloquente a tutto…In più stanno regalando il loro nuovo
E.P. CD , altro ed ancora verrà detto in queste molte righe .
Vorrei cogliere
l’occasione X Ringraziare personalmente Flavio a livello personale .
Come sempre iniziamo un po’ con la storia della
band…
Andrea: La band è nata
parecchi anni fa, non sotto il nome Cose Perse ma sotto innumerevoli
altri nomi. Suonare ci piaceva molto e avevamo la fortuna di dividere
questa passione con gran parte dei nostri amichetti quindi ogni giorno
si creava un gruppo diverso. Fino al dì in cui abbiamo conosciuto Flavio
e abbiamo deciso di fare le cose diversamente, con più passione, con più
grinta. Si sono formati così i Remets, quartetto "ovviamente" dedito ad
un punk rock di matrice ramonesiana. Un po’ di scazzi e il gioco
finisce. Ci rincontriamo qualche anno dopo e nel 2001 nascono le Cose
Perse con l'intenzione di fare qualcosa di diverso, che ci piacesse
veramente e che ci rappresentasse almeno un po’.
Flavio: aggiungerei che
veniamo tutti e tre da Santa Lucia, in provincia di Roma, dove abbiamo
condiviso la nostra adolescenza. Riporto questo fatto per almeno tre
motivi. Il primo è che Santa Fé, nonostante sia un paesino, ha avuto una
forte tradizione punk rock, da cui alla fine sono emersi i Taxi, a parer
nostro – e non solo, pare – una delle migliori punk rock band italiane:
quando eravamo adolescenti, nel tempo di gruppi e comitive descritti da
Andrea, c’era la nostra compagnia di ragazzi e ragazze coi pantaloni
strappati e le giacchette di pelle che si faceva notare in tutto il
paese e nel vicinato; è stato un modo di viversi l’adolescenza che ci ha
formato parecchio, per tutti e tre il primo approccio al punk e
soprattutto ad un punk molto vicino al d.i.y., anche se concetti come
“autoproduzione” non uscivano certo fuori al tempo; era tutto molto più
spensierato e caotico, o almeno così l’ho vissuta io.
Il secondo motivo, in
parte collegato al primo, è che il clima di Santa Fé ha dato modo a
tutti e tre di provare in svariate band, sia da soli che con altri
membri del gruppo. In definitiva, completando quel che ha detto Andrea,
suoniamo punk rock da quando abbiamo 12-15 anni.
Il terzo motivo anche è
collegato al precedente. Le Cose Perse, come detto, sono nate circa
cinque anni fa, dopo varie esperienze con altri gruppi. Quando ci siamo
formati abbiamo deciso che saremmo stati solo noi tre: eravamo le
costanti di tutti i gruppi precedentemente finiti a male e pensavamo che
da soli, senza altra gente, avremmo retto di più. Attualmente siamo
durati più di qualunque altra nostra esperienza, quindi mi sa proprio
che avevamo ragione…
Parliamo ora del vostro ultimo lavoro (che è un
EP gratuito, ndr): com’è nato, quali sono le differenze con gli altri
lavori e in che modo procurarselo?
Flavio: effettivamente è
stato un parto un po’ lungo… Doveva uscire a luglio dello scorso anno,
ma di fatto in quel periodo avevamo iniziato a provare Voi da
poco più di un mese. E in più doveva contenere 6 canzoni, ma in due anni
più di 4 non sono venute fuori (ma meglio così: non ci siamo obbligati a
cacciare schifezze solo per riempire un disco, regola non scritta che
molta gente oggi sembra scordare).
Rispetto a “Introspezione”
ha una registrazione e un missaggio più consapevoli e più curati. Ci ha
seguito Alessio di Alle Kozze Records, ormai carissimo amico che segue,
suona e spinge questa roba da una quindicina d’anni abbondanti. Ci siamo
trovati bene e tutte le eventuali “bruttezze” che troverete sono solo
imputabili ai sottoscritti e alla fretta di far uscire il disco
(svariati ritardi ci hanno portato a ridosso del concerto di
presentazione col rischio di non avere nulla da presentare).
In tutti questi anni
abbiamo avuto modo di conoscere diverse etichette disposte per le
coproduzioni, ma non puoi chiedere ad un’etichetta d.i.y. di coprodurre
un disco che non si può vendere. Così, adesso che abbiamo le copie le
stiamo spedendo ad un po’ di amici che si occuperanno di farle girare in
maniera capillare. Ad oggi (10 marzo 2006) le trovate presso i Duff
(Calabria), Donna Bavosa rec. (Emilia Romagna), Sons Of Vesta rec.
(Toscana), Radio Riot (Lazio), Psycho Babi rec. (Piemonte), KDV rec.
(Lombardia), gli Affranti (Liguria), i Rodeo Clown (Sardegna), Caj rec
(Friuli) e presto anche presso la Choices Of Your Own rec (Puglia).
In ogni caso potete
scaricarlo interamente (CD e artwork) dal sito
www.coseperse.it, sia in formato mp3
sia nei formati .bin e .cue da masterizzare, che hanno la qualità del
CD. E’ gratuito, sotto licenza Creative Commons, e la sorella di
Mauretto spacca.
Perché un E.P. gratuito (qui è da aggiungere,
ammirevole ndr )?
Andrea: per rispondere
alla nuova industria discografica, che manipola gli artisti e impone
modelli a cui fare riferimento per essere parte del "mercato". Perché il
punk secondo noi nasce prima come espressione e non dovrebbe essere
mezzo su cui fare lucro. Altra motivazione è che secondo noi l'arte
(quindi anche la musica) dovrebbe essere un bene comune e non
appartenere solo a un’elite.
Flavio: mi arrivano
continuamente e-mail da parte di gruppi ed etichette che pubblicizzano
le loro news: è interessante vedere che molte band attuali facciano
delle foto in posa alla Blue, mandino i propri video su MTv, aspirino a
vivere con la propria musica e a diventare famosi – o quantomeno noti –,
scrivano testi in inglese privi di contenuti e canzoni copiate ai gruppi
trend del momento. Tutto questo perché? Non ci credo che quella roba è
punk, perché non è punk. Punk per noi è espressione, è comunicazione, è
proporre delle alternative, è poter dire e fare senza rientrare nelle
logiche del profitto, del mercato, della pubblicità selvaggia, della
commerciabilità di un prodotto. Ecco, è questo che sono loro: dei
prodotti, non di certo punk. Magari non vogliono neanche esserlo, ma per
molti di loro la radice da cui sono nati è indubbiamente la stessa, e
l’hanno sporcata. Credo che ognuno abbia il diritto di fare le sue
scelte e rispetto le loro: non mi piacciono, non le condivido, le
critico, ma le rispetto. E da questa critica nasce un EP gratuito, un
modo per ricordare che punk è espressione sopra il lucro, è
un’alternativa al mainstream, è organizzare situazioni valide da persona
a persona. Non è una competizione, non c’è bisogno di fare il conto dei
concerti fatti o dei dischi venduti, va tutto oltre questo… e ci
tenevamo a dirlo.
Certo, se a dirlo ci
sono i Kina o i Negazione il sapore è ben diverso che se a dirlo ci sono
le Cose Perse, ma proprio in quanto siamo sullo stesso piano vale la
pena dirlo, chiunque tu sia.
Avete sempre optato per autoproduzioni o
co-produzioni come scelta propria o necessità ?
Andrea: entrambe le cose
direi. La scena indipendente italiana non gode di buona salute, quindi
la scelta dell'auto o co-produzione è qualcosa che ti aiuta molto e
inoltre penso che sia qualcosa di molto importante nel punk, che sia
parte di esso.
Flavio: forse l’autoproduzione
nel punk italiano (ma non solo) è stata più che altro una necessità.
Fino a qualche anno fa la maggior parte delle band non poteva contare su
etichette in grado di sostenere le spese di produzione o registrazione
senza rimetterci notevolmente. C’era qualcuno, ma poca roba per poca
gente. Per questo motivo si è fatta propria l’attitudine del d.i.y. alla
Crass e i dischi sono stati autoprodotti. Successivamente, l’autoproduzione
prima e le coproduzioni poi (a partire, se non sbaglio, dagli anni ’90),
sono diventate delle vere scelte ideologiche. Sono un modo per
dimostrare che chiunque può esprimere ciò che ha dentro, qualunque cosa
essa sia, e hanno a loro volta dimostrato che c’è gente interessata a
questa espressione, anche se non è il gusto del momento, anche se non ci
sono foto in pose plastiche a corredare l’uscita del disco, anche senza
costi di concerti e CD ben oltre le spese di produzione… mio dio, ora è
tutto il contrario per molti gruppi. Per carità, che facciano quel che
vogliono, ma per me il punk resta un’alternativa, e non sono certo loro.
Cosa vi ha spinto a metter su una band ?
Flavio: questa? Le Cose
Perse? Le Cose Perse sono nate un po’ per caso credo, ma tutti e tre
volevamo suonare qualcosa che ci piacesse, che ci esprimesse al meglio.
In una delle prime prove ci siamo detti: “Ok, facciamo tutto quello che
ci piace e non facciamo tutto quello che non ci piace”. Nessun genere
particolare, nessuna etichetta specifica. Certo è sempre punk, poi una
linea conduttrice la si ritrova anche facilmente, ma non c’è stato alcun
limite.
Da ragazzino, invece,
volevo diventare ricco e famoso come i Ramones. Ma avevo 16 anni.
Andrea: io me lo sto
ancora chiedendo il perché... ma sicuramente c’è l'amore per la musica e
la possibilità di raccontarci e di dire la nostra.
Quali sono le difficoltà che incontra una band emergente nel trovare
spazi per suonare o semplicemente per farsi recensire su delle webzine o
fanze ?
Flavio: non abbiamo mai
avuto problemi a farci recensire dalle webzine: abbiamo mandato una mail
per chiedere se c’era interesse, ci hanno risposto, e abbiamo spedito il
CD. Il problema forse sta nel fatto che molte webzine risultano
piuttosto banali. Prima ne giravo un po’, ora invece mi sono stancato:
quasi tutte le webzine italiane che trattano il punk dicono le stesse
cose, la maggior parte le dicono pure nello stesso modo, e la quasi
totalità scrive in maniera pessima. Non ho problemi a dirlo, la reputo
una cosa vera e se qualcuno si sente offeso probabilmente non ha grande
considerazione del proprio lavoro o, semplicemente, mi dà ragione. Ho
letto recensioni positive e negative – ai nostri dischi anche, ma parlo
in via generale – che mi davano la netta impressione che l’autore non
avesse ascoltato il disco più di due volte e di sfuggita. Qualcuno può
permetterselo, come Aob di Munnezza magari: lui sì che è capace di
scrivere belle recensioni; non mi ha quasi mai deluso un suo commento.
La maggior parte però dovrebbe innanzitutto fare pace con la grammatica
e poi cominciare a leggere mooolte più recensioni e ad ascoltare mooolto
più attentamente i dischi. Anche le interviste: non riesco a credere che
così tanti scrivano ancora le solite quattro domande inutili in cui si
chiedono argomenti da F.A.Q., è terribile.
Per gli spazi in cui
suonare posso dirti che, oggi, mi sembra sia un po’ più facile suonare
nei locali perché c’è più apertura, mentre di converso ho avuto
l’esperienza inversa nei confronti di alcuni csoa: ho l’idea –
squisitamente personale – che tutto questo proliferare di gruppi che
parlano di niente gli abbia fatto un po’ alzare la guardia. Questo fa sì
che anche qualche gruppo al di fuori da quelle cerchia ci rimetta, o
almeno questa è l’impressione che ho avuto io da qualche esperienza. I
csoa rimangono comunque una delle migliori alternative in cui sviluppare
certa musica. Poi si sa, tanto lì quanto nei locali ci sono persone
dietro, il che conta più degli ideali.
Visto che parliamo anche di fanze e siti,
collaborate o gestite qualche sito, fanzine, ecc.?
Flavio: sì, a metà del
2000 ho fondato con H-Bes una webradio/webzine, Radio Riot. Attualmente
stiamo lavorando per ripristinarla dopo mesi di lavoro. Aspettiamo
fiduciosi…
Ho fatto qualche
recensione e qualche intervista per altre fanzine e forse anche webzine,
non ricordo. Mi viene in mente solo Birighiri, una fanza romana di
qualche anno fa, ma sono sicuro che ce ne sia qualcun’altra…o più
probabilmente sono rincoglionito e ricordo male.
Andrea: io sto pensando
di mettere su un sito sulla sorella di Mauretto ma forse ha i diritti
d'autore...fottuta SIAE!
So che Flavio ha anche una distro chiamata cose
perse, ti andrebbe ti parlarne?
Flavio: uhm, non è
proprio esatto. Le Cose Perse hanno una distro personale, nata dallo
scambio dei nostri dischi (quasi esclusivamente “Introspezione”)
con quelli di altri gruppi o di altre distro. Non ha un nome ed è
reperibile durante i nostri concerti e sul sito
www.coseperse.it, sezione Merch.
Oltre a questa c’è la
distro di Radio Riot, con cui ci occupiamo anche di coproduzioni e che
personalmente mi dà molte soddisfazioni. Anch’essa la trovate ai
concerti delle Cose Perse (e non solo a quelli) nonché su
www.radioriot.org, quando sarà di nuovo
online.
Per parlarne…beh, non
saprei cos’altro dirti. Una distro, soprattutto quando ti occupi di
coproduzioni, è una bella soddisfazione. Dai un contributo alle scene
punk italiane (e non), aiuti un gruppo del Nord ad essere conosciuto al
Sud e viceversa, permetti una distribuzione più capillare dei dischi
autoprodotti, conosci un enorme quantità di gente e ti tieni aggiornato
su ciò che attualmente esce in Italia (ma anche nel mondo: allargarsi
non è difficile). Tutti possono iniziare ed io consiglio di farlo:
prendete 50 euro, dite al gruppo che vi piace che vi interesserebbe
partecipare alla coproduzione del loro prossimo disco (certo, sempre che
siano interessati alle coproduzioni), mandategli i soldi (con cui loro
pagheranno le spese di stampa – intorno ai 2 euro a copia ormai, anche
meno – e che voi rivenderete al prezzo di vendita deciso dal gruppo),
aspettate di ricevere i dischi (così, se per esempio avete messo 50 euro
e il disco costa 2 euro a copia, vi arriveranno 25 copie, che
rivenderete a, chessò, 5, 6 o 7 euro), vendetene un po’ e un altro po’
scambiateli con dischi di altre distro, aspettando di rifarvi i soldi da
investire in una nuova coproduzione. E’ una cosa, lo ripeto per la terza
volta, che dà molte soddisfazioni. All’inizio è probabile che si perdano
diversi soldini, ma col tempo e lo sbattimento si riesce a non andarci
più sotto: con RR, dopo due anni di distro – cioè da giugno 2001, quando
è uscita la nostra prima coproduzione, al novembre 2003 –, abbiamo
iniziato a pagare tutte le spese del sito e della radio, nonché le nuove
coproduzioni, quasi esclusivamente grazie ai proventi della distro.
Purtroppo anche nell'ambiente Punk/HC c’è gente
che cerca di sfruttare o raggirare i gruppi emergenti che sono più
labili da manovrare, forse anche a causa dell’inesperienza o la voglia
di fare qualcosa in modo precoce. Ho sentito di etichette che ti
chiedono molti soldi (anche quasi 2000 €) per produrti il CD e poi non
lo promuovono e lo lasciano marcire, dopo essersi presi i soldi. Vi è
mai capitato? Cosa ne pensate a riguardo?
Andrea: fortunatamente
non ci è mai capitato, forse perché siamo molto legati alla scena
indipendente. L'atteggiamento di questa gente non si commenta. Essere
presi in giro fa male, soprattutto per chi crede in quello che fa.
Flavio: come ha detto
Andrea non ci è mai capitato, ma ho visto e sentito diverse storie
simili. Al riguardo cosa si può pensare? La storia è sempre quella: tra
la gente c’è sempre qualcuno che vuole fare il furbo, la volpe o la
iena, approfittandosi degli altri. Le scene punk sono fatte da gente,
quindi il discorso vale anche lì. Bisogna stare attenti, sbattersi per
vedere diverse situazioni: nessuno ti regala niente tranne gli amici.
Pensare che “Grande, dobbiamo pagare 2000 € e poi diventeremo famosi e
gireremo il mondo!” è da ingenui se non proprio da stupidi.
Il vantaggio dell’autoproduzione
(in senso lato) è che fai tutto da te, hai il controllo di tutto. Ti
sbatti il doppio ma puoi sempre contare su chi ti supporta. A alla fine
hai un controllo maggiore sulla situazione e i risultati sono più vicini
a ciò che avevi progettato.
Provate a dare secondo voi un significato alla parola Punk?
Andrea: espressione,
attitudine e in qualche modo anche stile.
Flavio: tutto quello che
ho scritto finora riguarda il mio modo di vedere il punk. Di certo non
sono solo delle chitarre distorte, voci urlatine e tempi sostenuti. Non
oggi almeno…
Avete qualcuno che vi organizza i concerti?
Andrea: la sapiente
mente del nostro guru Flavio che ci indica di tanto in tanto la via, e
molti amici da tutta Italia che sostengono la scena indipendente e
aiutano anche noi. Li salutiamo e ringraziamo di cuore.
Flavio: eheheh sì beh,
anche qui preferiamo fare da noi e con i contatti costruiti nel tempo.
Il fatto è che suonare, come spero si sia capito, non lo consideriamo un
lavoro: non è un lavoro e non vuole esserlo, personalmente preferisco
vivere con altro. Quindi dobbiamo concertare le date con esigenze
lavorative e universitarie, nonché con il resto della nostra vita: anche
a volerlo sarebbe arduo affidare a qualcuno la gestione dei nostri
concerti. Senza considerare che le agenzie di booking vogliono un
ritorno economico: questo vuol dire promuoversi molto (se ai tuoi
concerti non viene nessuno l’incasso non basta) e, spesso, mettere un
ingresso piuttosto alto, cose fuori del nostro interesse.
A dire il vero una
proposta l’abbiamo avuta, dalla No Reason Booking, ma la faccenda era
diversa. Lì conosco Eugenio, il quale si era proposto per organizzarci i
concerti. Gli ho spiegato la situazione, gli ho detto che ovunque
avessimo suonato avremmo voluto prezzi bassi anche a costo di rimetterci
e che non potevamo assolutamente assicurargli un qualsivoglia numero di
concerti (del tipo anche uno all’anno). E’ stato disponibilissimo ed ha
accettato: da parte mia l’ho visto più come un amico che organizza i
concerti. Poi ci sono stati dei problemi personali e non abbiamo più
continuato la cosa, ma chissà in futuro….
Visto che vi siete auto-prodotti, potete dare
qualche consiglio a chi vuole seguire questa strada, ad esempio i
percorsi da fare?
Flavio: uhm,
autoproduzione è un concetto piuttosto ampio, non so bene cosa intendi
per “percorsi da fare”. Sicuramente ci deve essere molto sbattimento
dietro e il consiglio è di avere un minimo di collaborazione da parte di
tutti i membri del gruppo. Per il resto posso darti qualche parere in
base alle mie esperienze…
Per la stampa di “Tre”
ho cercato, tramite internet e attraverso miei contatti, circa una
decina di agenzie, fino a trovare la più economicamente conveniente.
Alla fine un amico me ne ha consigliata una ancora migliore (la CD&M,
che consiglio a chi stesse per produrre un disco: buoni prezzi e buona
stampa, ma con duplicazione, no glassmaster). La grafica l’ha fatta un
nostro amico che lavora nel campo, ma “Introspezione”, ad
esempio, l’ho fatta tutta io con Photoshop e non mi sembra una
schifezza: per dire che con poco si può fare un buon lavoro.
Per cercare coproduttori
si può usare internet o cercare i loro contatti su altri CD. Gli mandi
una mail spiegandogli cosa suoni, cosa hai intenzione di fare e
chiedendogli se sono interessati a partecipare. La maggior parte dirà di
no (soprattutto perché i soldi son quelli che sono e non tutti possono
permettersi più di qualche coproduzione l’anno), ma se ne contatti un
buon numero ne troverai sicuramente qualcuno disponibile. All’inizio è
sempre difficile, ma non bisogna buttarsi giù: ho visto dischi di gruppi
emergenti con fior fiori di etichette. Se non sbaglio “Disperazione
In Musica” è il primo full length dei Santantonio: 16 etichette.
Come hanno fatto? Han tirato fuori un demo, l’hanno fatto girare il più
possibile mandandolo a distro, webzine, fanzine (aka sano sbattimento),
hanno veramente gran cose da dire, e le etichette si sono fatte avanti.
Semplice no? O quasi… :)
Per pubblicizzare
concerti si becca qualcuno col PC e con un minimo di capacità e gli si
fanno fare dei volantini decenti, da stampare in tipografia o nelle
copisterie universitarie (le più economiche, solitamente), meglio in
formato A3. Poi qualcuno dovrebbe girare per più webzine e siti tematici
possibili inserendo le date del concerto e ogni tanto facendo del sano
spam su qualche guestbook di band locali (magari evitando di scassare
troppo i cugghiuni). Infine, entro una decina di giorni dal concerto,
due o tre serate a turno si fa attacchinaggio per la città cercando i
punti strategici (l’università è ancora un buon punto): prendi un
secchio, un pennello grande (Cinghiale!), acqua, farina, colla vinilica
e via! Oppure c’è la colla per carta da parati, che mi è stato detto
costare meno anche se non ho ancora provato. Poi ci sarebbe tutta la
sturia per l’amplificazione: lì è questione di collaborazione tra
gruppi…
Per promuovere il disco
il procedimento è analogo. Ormai con internet si ha la possibilità di
trovare diverse webzine e fanzine (non scordiamoci le fanzine, sant’iddio!)
senza troppi problemi. Mandi la mail, senti se sono interessati ad una
recensione e magari intervista, spedisci il disco. Il CD speditelo senza
box per risparmiare (notevolmente) sulle spese di spedizione: se il
disco interessa il fortunato troverà di sicuro un box adatto, se non gli
interessa affari suoi di quel che ci farà. Sempre per risparmiare
compratevi un rotolone di carta con le bolle (7-8 euro una dozzina di
metri), carta da pacchi (max 1 euro a foglio – un foglio sono svariati
metri) e scotch da pacchi: fatevi i pacchetti da soli e spenderete meno
delle buste preconfezionate (non abbondate con carta da pacchi e con le
bolle o il peso del pacchetto aumenterà). Spedite il pacchetto con posta
ordinaria non oltre il mercoledì: se lo spedite giovedì è probabile che
non arrivi prima della settimana successiva, rimanendo così fermo il
weekend alla posta e aumentando il rischio che vada perduto. Se dovete
spedire grandi quantità di dischi, o anche un solo disco ma che DEVE
arrivare a destinazione, usate la posta raccomandata o i pacchi ordinari
(7 euro fino a 20 kg; una settimana per il recapito): costano di più ma
sono tracciati, quindi potete seguire su internet i loro spostamenti (www.poste.it
per prezzi e informazioni). Allegate sempre un foglio con un minimo di
biografia del gruppo: darà una mano al recensore a inquadrare meglio il
disco che deve recensire (consiglio squisitamente personale: evitate
stronzate alla “Abbiamo suonato con i Derozer!”: a 99 recensori su 100
non gliene frega un cazzo e nessuno vi farà un applauso per questo).
Tanta roba eh? E ci
sarebbe dell’altro, ma mi sembra già di aver scritto troppo. In realtà
quando hai iniziato a fare queste cose diventa poi tutto automatico,
semplice e, in buona parte, divertente. Per consigli (che in ogni caso
si rifanno esclusivamente alla mia esperienza personale: sicuramente c’è
mooolta gente che ne sa più di me e che vi darà consigli mooolto più
interessanti e utili di questi) mandatemi pure una mail (flavio – at –
coseperse .it).
Cosa pensate della S.I.A.E.?
Andrea: (buco nero)...un ottimo istituto di estorsione. Ma il bollino
sul CD fa sempre la sua porca figura! (sono sarcastico…)
Flavio: oltre al fatto
che sono dei ladri tutelati dal Governo?
Non credo che il vostro lavoro sia la musica
del vostro gruppo, cosa fate per vivere?
Andrea: io e Mauretto
lavoriamo come operai in un cantiere. Che vita di merda. Ma se il sito
della sorella di Mauretto va bene siamo ricchi!
Flavio: io sono uno
sfigato senza lavoro e studio ancora all’università, ma penso che potrei
essere un ottimo colf. Oltre ciò scrivo su un giornale locale, ma dire
che mi pagano è un eufemismo.
Quali sono i gruppi che vi hanno influenzato e
quelli che odiate.
Flavio: allora, io non
ci tengo a dire quali gruppi non mi piacciono (da quelli che non approvo
a quelli che mi stanno palesemente sul cazzo): non l’ho fatto in Voi
e non lo farò in nessun altro contesto “pubblico”. Ritengo assolutamente
inutile dire “Tizio non mi piace perché fa questo”, perché una volta
detto, Tizio e i suoi fan verranno da me a dire “Non è vero che facciamo
questo!”, oppure “Sì facciamo questo, ma non siamo noi a sbagliare,
siete voi che anziché fare questo fate quello”, o ancora “Siete solo
invidiosi perché voi questo non sapete farlo”, e via dicendo. Capisci il
senso? Trovo inutile accusare pubblicamente qualcuno, preferisco
criticare qualcosa: sarà il lettore di turno a decidere se anche
lui ritiene che quel qualcosa è negativo e, eventualmente, a decidere
chi è che fa quel qualcosa e chi no. E questo vale per ogni cosa. Prima
vengono le azioni, poi le intenzioni, poi, eventualmente, il nome. E il
nome, personalmente, è una cosa che mi tengo per i miei discorsi da pub
tra amici, o per il mio sito personale. Infine, via, io non odio quasi
nessuno...
Dopo questo chiarimento
posso dirti che non apprezzo i gruppi che curano più l’immagine del
contenuto, o che comunque spendono tempo e denaro in un’enfatizzazione
estetica che ha, come fine ultimo, quello di vendere più dischi
possibili. Perché non venitemi a dire che le foto da boy band (magari
tutti con le faccine pulite&incazzate) rappresentano il gruppo: io certa
gente la vedo ai concerti e sono tutto fuorché ciò che vogliono
trasmettere dalla foto; sono gente come te e me, allora perché quelle
foto ridicole? Fatemi il piacere... Punk non doveva essere anche un modo
di porsi chiaro e trasparente, reale e personale?... E non apprezzo i
gruppi che ripropongono la roba che si sente al momento solo perché
tira: mettete su una cover band a questo punto, oppure aprite la testa e
tirate fuori qualcosa di originale (ed originale non vuol dire
necessariamente “nuovo” o “innovativo”; vuol anche dire suonare qualcosa
di già esistente riproponendolo con una chiave di lettura personale).
Non apprezzo tante altre cose, ma già nel resto dell’intervista ho detto
molto in proposito…
Invece sono
piacevolmente influenzato da una moltitudine di realtà, specialmente
italiane. Ascolto molta roba e sono convinto che ogni disco mi influenzi
a modo suo, quindi non saprei dirti da cosa sono stato più ispirato
recentemente... Sicuramente dalla Torino Hardcore di metà-fine anni ’90
(Frammenti, Belli Cosi, Arsenico, ultimi Arturo) e da sonorità punk rock
e hardcore in generale (di recente ascolto ben volentieri Santantonio,
Daitro, PHP,…). Poi, per questo disco, ci sono chiari riferimenti all’hip
hop italiano: per chi è incuriosito da Voi non posso che
consigliare di ascoltare Kaos (“L’Attesa” e i suoi Melma e Merda
e Neo-Ex, in particolare); in lui troverete una mia palese fonte
d’ispirazione per quella canzone, nonché nei Mach5 dello split coi PHP (Riot
Records). Inverno, come dichiarato sul booklet, è stata in parte
influenzata dalle sonorità dei Kalashnikov di “Romatic Songs
Of Dissidence” (2001). E poi tanta altra gente…
Curioso che in alcune
recensioni abbiano accostato i nostri suoni a Bad Religion e Social
Distortion, gruppi che non abbiamo mai approfondito più di tanto. Ancora
più curioso i riferimenti di alcuni recensori fatti a Punkreas,
Pornoriviste e la scena punk rock italiana della seconda metà degli anni
’90, da cui per sonorità prendiamo tutte le distanze (nessuna critica
particolare, semplicemente non è quello che ci interessa suonare):
chissà che inconsapevolmente non abbiamo davvero riproposto quelle
tematiche… In generale poi ascoltiamo tutti roba diversa: Andrea molto
punk ’77, ska e reggae; Mauretto si diletta anche con il metal…
Cazzo ma non la finisco
più di scrivere?
La scena Italiana, in confronto ad altri Paesi, è buona secondo voi?
Flavio: guarda non lo so
proprio. E’ buona su molti aspetti ed è quasi pessima in altri (ma del
tutto pessima non lo è, ancora), ma non so fare un confronto preciso con
altre scene. Il fatto è che è facile dire “In America le cose vanno
meglio!”, ma bisogna considerare anche il luogo storico, geografico,
politico, economico e sociale in cui ti trovi. La scena italiana è
quello che è perché è italiana, e non poteva essere altrimenti. I gruppi
usciti finora, le tematiche trattate, le vicissitudini e le conquiste
sono state queste perché il nostro territorio ha permesso questo. Fare
un confronto con una nazione immensamente più grande, più ricca, più
popolata e prosperosa della nostra – nonché diversa per cultura, storia,
politica,… – è un errore. Alcune cose possono cambiare, questo sì, e
diventare più simili a quelle di altre nazioni (ma poi non si parlerebbe
di globalizzazione? Vedi tu…). In questo senso si è mosso qualcosa:
adesso ci sono più gruppi che facilmente escono dai confini per tour
spesati in Giappone, America ed Europa, cosa prima impensabile (almeno
per quantità e qualità). Fa pensare che molti di questi gruppi, però,
del sound tipicamente italiano non hanno nulla, tanto che se metti su il
loro disco o quello di gruppi analoghi americani o svedesi o
chi-tira-al-momento non noti la differenza (tranne nella pronuncia
dell’inglese, a volte).
Non saprei dire molto di
più.
Andrea: neanch’io
conosco così bene la situazione negli altri Paesi, ma di sicuro nel
nostro c'è ancora bisogno di collaborazione e di gente che veda la
co-produzione come un mezzo per poter fare qualcosa di bello e
importante.
Grazie di tutto! Vi lascio lo spazio per finire
come volete…
Andrea: se un giorno non
funzioneremo più come band abbiamo già in mente di fare una squadra di
calcio, sempre e ovviamente autoprodotta. Ciao a todos.
Flavio: beh ma grazie a
te! Il favore ce lo fai tu ed il piacere è tutto nostro. Grazie a te
ancora e a chi si sbatte e a chi fa. Un abbraccio a tutti.
By
ChrisPlakkaggioHC |