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FANZINES E WEBZINES –
ESPERIENZE COMUNICATIVE AL CONFRONTO
Questione di fascino, di
tradizione. Volendo, anche di gusto. Certamente una questione di
tecnologia e praticità, o di entrambe. Due aspetti del medesimo
fenomeno: la comunicazione. Eppure, nonostante la matrice comune -talora
gli intenti, talaltra le conseguenze- le fanzines vivono oggi
un’esasperata conflittualità verso/contro le webzines. Dividono
l’opinione degli addetti al settore, che tergiversano su fascino,
tradizione, gusto e praticità. Fanno confronti, troppo spesso sberleffi,
o peggio, recano offese. Scatenano ricordi. Il primo vinile ascoltato,
il primo computer acceso, la prima ragazza baciata…e la prima fanzine
sfogliata. Momenti indimenticabili, ciascuno a modo suo. Accendono,
infine, polemiche. Favorevolisti e contrari, possibilisti e fatalisti,
rassegnati, combattivi, dispettosi. Offensivi, dileggiatori, maleducati.
Disinformati, tanto. Ad accendersi ed infiammarsi sono le tipologie
caratteriali più disparate. L’oggetto del contendere restano loro, le
fanzines. Il ruolo che rivestono, se esiste, nel ventunesimo secolo. La
loro reale utilità, o piuttosto la loro disutilità. Quanto dei contenuti
di queste possa o debba sopravvivere all’interno delle webzines. Quanto
invece non possa essere trasposto, e come questo “quantum” vada
espresso. Quale il ruolo della tecnologia, quale quello della carta
stampata (verba volant, scripta manent…si direbbe, e anzi s’è già detto,
in un eccezionale paradosso, di internet e dei suoi contenuti).
Il tutto sotteso ed
anzi giustificato da un dato evidente, lapalissiano. Non conviene, forse
nemmeno piace più lavorare sulle pagine. Scrivere, a mano o a macchina,
ritagliare, incollare, fotocopiare. Un lavoro laborioso, lungo…noioso.
Un lavoro che, oltretutto, richiede meticolosa attenzione, dedizione
maniacale. Pena un risultato impresentabile e/o illeggibile: in pratica
la negazione dello scopo per cui è nato, comunicare. Eppure le fanzines
sono state per anni il motore ed il termometro dello stato di salute
della scena, di qualunque paese. Ne hanno rispecchiato la vivacità e
l’inventiva. Hanno fotografato la vita ed il modus operandi di chi le
viveva, come le viveva, quanto le viveva. Hanno vissuto le stesse
contraddizioni, ed anzi spesso sono nate proprio per merito di quelle, e
con quelle sono morte. Hanno consentito per anni a tutti noi di leggere
le interviste a gruppi sconosciuti, di racimolare ricettari, informarsi
o (…ahimè è capitato…) disinformarsi circa quanto avveniva intorno a
noi. Di veder pubblicate le opinioni che poi sarebbero diventate le
nostre. O che avremmo rifiutato, smentito o criticato. Hanno consentito,
ancora, di permettere a perfetti sconosciuti come me di scrivere
tonnellate di recensioni che poi non legge mai nessuno; collezionare,
nei casi migliori, qualche bel cd sampler. Ascoltare, ma questo è un
fenomeno raro, un disco in anteprima. Il tutto confezionato e servito
nel peggiore formato possibile. Fogli formato A4, impaginati alla bell’emmeglio,
verrebbe da dire “cuciti”, distribuiti via posta, agli affezionati, agli
amici, agli sconosciuti durante i concerti o le manifestazioni. La
fanzine punkeggiante ha fatto tendenza, la fa tuttora. Ha introdotto
alcuni stilemi che oggi sono patrimonio comune di tutti noi: le
classiche lettere del giornale, sbilenche, a formare una frase ad
esempio.
Il passo successivo, in
epoche più recenti, è stato il frutto di un intuizione banale (come lo
sono tutte le intuizioni, rilette col senno di poi). Il punk cominciava
a diffondersi. Archiviata l’esplosione di qualche anno prima, smaltita
la sbronza, si prospettava il futuro. Come a dire: i Sex Pistols hanno
fallito, il punk continua e con lui l’intero carrozzone natogli intorno,
fanzines comprese. Ecco dunque l’idea: far fare loro il salto di
qualità, promuovendole al grado di “magazines”. Uscite periodiche e
regolari, distribuzione capillare (in alcuni casi, pochi anni più tardi,
arriveremo alla distribuzione in edicola a livello nazionale), colori,
fotografie migliori, articoli più professionali. Novità: la pubblicità,
l’anima del commercio, arriva anche qui. C’è un po’ di tutto: piccole
etichette che promuovono le loro ultime uscite, le ultime uscite che
promuovono se stesse, negozi di tatuaggi, stamperie per t-shirts e
spille, sale prove e studi di registrazione…Qualcuno ha anche l’idea di
mettere su cataloghi specializzati in merchandising, e fa i soldi. Un
panorama variopinto ed eterogeneo. Che racchiudeva in se le notevoli
diversità che al tempo (con)vivono ancora nella scena ma che da li a
poco esploderanno…questione di qualche anno appena. Quei primi tentativi
furono il frutto di una mentalità imprenditoriale, e delle proprie
intuizioni. Giusto quindi che ne abbiano seguito la sorte e le fortune
alterne. Tuttora esistono le punk magazines. “Punkster” (la creatura
nata da una costola di Rumore e dedicata, ovviamente, al punk-hardcore)
ne è l’ultimo, lampante, esempio…il famigerato (o beneamato, dipende dai
gusti e dai casi) “punk sampler” di Rocksound ne è ulteriore
dimostrazione. Si fa promozione, si riceve riscontro nella scena…le
fortune restano alterne.
Resta l’ultima parte,
la più importante. Mentre le fanzines ancora proliferavano, pur avendo
perso la freschezza originale (…non che fossero una novità assoluta
quando uscirono! intendiamoci: già nel 1600 i phamplets erano un diffuso
strumento di comunicazione e denuncia sociale. Intendevo dire che in
quello specifico contesto, la fine degli anni ’70, la scoperta
dell’acqua calda – la comunicazione indipendente- sembrò tutt’altra
cosa, una genialata diabolica…), cominciava a diffondersi internet.
Niente sarebbe stato più uguale. La genesi e i successi di questo
incredibile mezzo non interessano, in questa sede. Quante e quali
differenze la comunicazione globale abbia comportato le conoscete tutti,
le vivete sulla vostra pelle. Non è dunque il caso di sottolinearle.
Qualcos’altro merita invece la massima considerazione, l’idea di fare di
internet la piattaforma di supporto delle idee, della scena, e quindi
delle fanzines. Un idea balorda, assurda. Irrealizzabile. Eppure
elementare. Pensateci. Una webzine può informare in tempo reale, sempre,
24 ore su 24. Non “espone” più, semplicemente, un testo, lo mostra. Lo
arricchisce con un filmato, o con una canzone. Lo può rendere
interattivo. Attraverso un banale forum di discussione può contribuire
al formarsi di una piccola o grande comunità. Generare un proficuo
scambio di idee. Ha infinite possibilità. Filmare, riprodurre,
diffondere, espandersi, fotografare, comunicare…nessuna azione pare
essergli preclusa. Tranne, forse, una sola. Lo spirito di chi
contribuisce a crearla (sia esso redattore, recensore, grafico o
webmaster) qui è filtrato da un metalinguaggio informatico. Giunge a noi
per mezzo di un tramite, nello specifico un file di testo, a sua volta
“criptato” secondo le regole e gli schemi propri del linguaggio html, e
con esso delle leggi proprie di ciascun server. Una miriade di piccoli
ostacoli che producono un grande risultato, una vistosa differenza: l’asetticità.
Sarà forse per questo che si cerca di riempire tutto con tanti banner
colorati, finestre a scomparsa, offerte, ricchi premi e cotillons. Si
colora, si tecnicizza, si sviluppa. Pare un enorme palazzo destinato a
rigenerarsi da se stesso, le cui fondamenta (recensioni, live report,
foto session…) crescono giorno per giorno; le cui infrastrutture (le
varie sezioni in cui è ordinato il sito) si modellano in base alle
esigenze di chi fruisce del servizio; le cui facciate (i vari optional,
come la possibilità di scaricare mp3) servono a migliorarne l’aspetto; i
cui piani alti infine (le “stats”, vera bibbia e verbo per qualunque
webzine) decidono e regolano il funzionamento dell’intero apparato.
In definitiva il
fervore culturale che anima una webzine è il medesimo che sottende alla
creazione di una fanzine. Cambia il metodo e la struttura, sicchè, in
apparenza, sembra cambiare tutto. La realtà è solo un lavoro, in
apparenza e solo in apparenza, meno passionale, meno…viscerale.
L’opinione di chi
scrive credo sia chiara. Guardiamo avanti. La nostalgia ed i ricordi
sono ottimi strumenti per favorire il crearsi di autoconsapevolezza.
Diverso però è il riferirli alla pratica quotidiana. Questa richiede
strumenti flessibili, rapidi, intuitivi. Soprattutto: comodi e veloci.
Internet offre queste garanzie, oltretutto raggiunge un bacino d’utenza
che nessuna fanzine può sperare di avere. Oltretutto abbiamo
l’irripetibile possibilità di sfruttare un bagaglio di esperienza in
comunicazione specializzata accumulato nei quasi trent’anni dalla
nascita della prima fanzine nel settore. C’è la possibilità di far
fruttare gli errori del passato. Bene, sfruttiamola. Il re è morto, viva
il re!
Articolo di Gianluca
Sgueo
gisgueo@yahoo.it
gianluca@threatofriot.com |